Un uomo di 77 anni è morto a Roma dopo aver contratto il virus del Nilo Occidentale, diventando così la seconda vittima registrata nella regione Lazio nel giro di pochi giorni. Il decesso è avvenuto alle prime ore del mattino del 29 luglio presso l’Istituto Spallanzani, dove il paziente era stato ricoverato in seguito a febbre elevata e complicazioni respiratorie.
Il 77enne era residente a Isola del Liri, in provincia di Frosinone, e secondo quanto riferito dalla Regione Lazio, soffriva di patologie croniche e aveva subìto un trapianto di cuore nel 2014. La positività al virus era stata confermata con analisi su plasma e urine il 28 luglio, dopo il ricovero avvenuto due giorni prima. Aveva soggiornato recentemente anche a Baia Domizia, in provincia di Caserta, ritenuta possibile zona di esposizione.
Il primo decesso a Fondi, in provincia di Latina
La prima vittima risale al 20 luglio 2025: Filomena Di Giovangiulio, 82 anni, residente a Nerola (RM), era stata ricoverata all’ospedale di Fondi con febbre alta e stato confusionale. Anche in quel caso, le analisi avevano confermato l’infezione da West Nile Virus.
Boom di contagi in 12 giorni: da 2 a 44 casi
La situazione epidemiologica desta crescente preoccupazione: in appena 12 giorni, i contagi da Febbre del Nilo nel Lazio sono passati da 2 a 44. Di questi, 41 si concentrano nella provincia di Latina, particolarmente vulnerabile per la presenza di zone umide come stagni, paludi e canali, habitat ideali per la proliferazione delle zanzare, principali vettori del virus.
Gli altri casi si contano in provincia di Roma, in particolare nei Comuni di Anzio e Nettuno, e uno fuori regione, con probabile esposizione a Caserta.
Situazione clinica dei pazienti
Secondo l’ultimo bollettino diffuso dalla Regione Lazio:
- 18 pazienti sono attualmente ricoverati in reparti ordinari
- 2 si trovano in terapia intensiva
- 19 sono in cura a domicilio
- 3 sono stati dimessi
- 2 i decessi accertati
È in corso un rafforzamento della sorveglianza sanitaria nelle ASL di Frosinone, Latina, RM5 e RM6, con iniziative di formazione e sensibilizzazione rivolte ai medici di base e ai pediatri, oltre a disinfestazioni straordinarie nelle aree più a rischio.









































