Una vera e propria rivolta carceraria ha sconvolto ieri, giovedì 5 giugno 2025, il penitenziario di Marassi, a Genova, dove circa cento detenuti si sono resi protagonisti di una sommossa durata diverse ore. Il bilancio è pesante: due agenti della polizia penitenziaria feriti, celle devastate e danni significativi agli spazi comuni. La protesta, una delle più gravi degli ultimi anni in Italia, sarebbe stata innescata da una presunta violenza sessuale avvenuta tra detenuti.
Detenuti sui tetti e celle forzate: le fasi della sommossa
La situazione è precipitata nella seconda sezione del carcere, quando un gruppo di reclusi ha forzato le celle dando il via al caos. In breve tempo, decine di detenuti hanno raggiunto il tetto dell’istituto, salendo anche sui camminamenti esterni e arrivando a minacciare una possibile evasione. Alcuni si sono spinti fino alla barriera perimetrale che precede il muro esterno, urlando e protestando contro abusi subiti in silenzio.
L’intervento di oltre 100 agenti, accorsi anche da altri istituti della regione, ha consentito di riportare la situazione sotto controllo. I detenuti sono rientrati nelle celle senza scontri diretti, ma solo dopo ore di tensione.
Due agenti feriti e danni ingenti alle strutture
Durante l’ammutinamento, due agenti sono stati ricoverati in ospedale per le ferite riportate, mentre altri due sono stati medicati sul posto. Numerose celle sono state completamente distrutte, e anche le aule scolastiche del piano terra sono state danneggiate. I lavori di messa in sicurezza del carcere sono ancora in corso.
A confermare la gravità dell’evento è Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria: “Siamo riusciti a contenere la sommossa grazie a un intervento coordinato, ma il segnale è chiarissimo: la situazione delle carceri è ormai al limite”.
All’origine della protesta una presunta violenza sessuale
Secondo quanto emerso, la scintilla che ha acceso la protesta sarebbe stata una violenza sessuale ai danni di un detenuto, compiuta da altri reclusi. La notizia ha scatenato la rabbia e la frustrazione di molti, alimentando il clima già teso all’interno dell’istituto.
Dai tetti del carcere si sono levate grida contro le “sevizie” e il silenzio delle istituzioni. Il caso è ora al centro di indagini interne, che dovranno accertare eventuali responsabilità e fare luce su un contesto di forte tensione.
Marassi, un carcere al collasso tra sovraffollamento e mancanza di risorse
Il carcere di Marassi, attivo dal 1898, è da anni al centro di denunce per sovraffollamento, strutture fatiscenti e penuria di personale. A più riprese i sindacati della polizia penitenziaria hanno segnalato la mancanza di mezzi adeguati per garantire sicurezza, ordine e percorsi rieducativi efficaci.
A lanciare l’allarme è anche Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato di categoria: “Il rischio di nuove rivolte è concreto. La tensione cresce ogni giorno. E non sarà certo con le ‘stanze dell’amore’ che si risolverà il problema dell’affettività e delle violenze”.
Massiccio intervento di forze dell’ordine all’esterno
Nel frattempo, fuori dal carcere, via del Faggio e piazzale Marassi sono stati chiusi al traffico e presidiati da un importante dispiegamento di forze dell’ordine: polizia, carabinieri, guardia di finanza e municipale hanno garantito la sicurezza dell’area per tutta la durata della crisi.
Tra i presenti all’interno dell’istituto anche il personale scolastico. Simonetta Colello, insegnante con 18 anni di servizio, ha raccontato: “Siamo stati chiusi in un’aula senza poter comunicare con l’esterno. Ho visto vetri rotti e oggetti lanciati. Una scena che non dimenticherò”.
L’episodio riaccende i riflettori sulla crisi profonda del sistema penitenziario italiano, che continua a mostrare fragilità strutturali e gestionali. La rivolta di Marassi potrebbe non essere un caso isolato.









































