A soli quindici giorni dall’attacco terroristico in Kashmir, costato la vita ad almeno 26 persone, la situazione tra India e Pakistan è precipitata. Mercoledì 7 maggio, le forze armate indiane hanno lanciato un attacco aereo mirato su dieci siti pakistani, accusati da Nuova Delhi di ospitare campi di addestramento di gruppi estremisti.
Secondo fonti ufficiali, si tratterebbe di un’operazione “limitata”, ma il governo di Islamabad ha denunciato l’azione come un “atto di guerra”. Il premier pakistano Shehbaz Sharif ha promesso rappresaglie immediate, e nelle ore successive si sono registrati colpi d’artiglieria lungo la Linea di Controllo. Il Pakistan afferma anche di aver abbattuto due caccia indiani.
Reazioni internazionali: l’ONU e gli Stati Uniti chiedono calma
La comunità internazionale osserva con estrema preoccupazione. Il portavoce del Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha dichiarato che “il mondo non può permettersi uno scontro militare tra India e Pakistan”, esortando entrambi i Paesi a contenere l’escalation.
Anche dagli Stati Uniti arrivano segnali di allarme. Il Segretario di Stato americano Marc Rubio ha avviato contatti diretti con le autorità di India e Pakistan, nel tentativo di riaprire un canale diplomatico. “Stiamo lavorando per disinnescare la situazione”, ha detto il portavoce della Casa Bianca, Brian Hughes.
Islamabad convoca il Comitato di Sicurezza nazionale
In risposta agli attacchi, il governo pakistano ha convocato una riunione d’urgenza del Comitato per la Sicurezza Nazionale per valutare le prossime mosse. Secondo il Ministro dell’Informazione Attaullah Tarar, la leadership militare e politica del Paese sta discutendo possibili reazioni sul piano strategico.









































