Neanche una settimana dopo la sua elezione, Papa Leone XIV – al secolo Robert Francis Prevost – entra nel vivo del suo pontificato con un gesto simbolico e potentissimo: mettere il Vaticano a disposizione per ospitare i negoziati di pace tra i Paesi in guerra. Un’iniziativa che ha già ricevuto l’apprezzamento ufficiale del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, pronto a cogliere l’invito per avviare un dialogo ad “alto livello” con la Russia.
Leone XIV si propone come mediatore: “Incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo”
Nel corso della sua udienza con i cattolici orientali – molti dei quali provengono da aree martoriate come Ucraina, Libano, Siria e Caucaso – Papa Leone XIV ha lanciato un appello universale alla pace, chiedendo ai leader mondiali di “incontrarsi e guardarsi negli occhi”.
“La guerra non è inevitabile. Le armi possono e devono tacere. I popoli vogliono la pace. Dico ai responsabili: negoziamo, dialoghiamo, costruiamo ponti, non barriere”.
Una proposta accolta con entusiasmo da Zelensky, che su X ha scritto: “Siamo grati a Sua Santità per le sue parole sagge e per la disponibilità della Santa Sede a svolgere un ruolo di mediazione”.
Da Kiev a Nicea: si delineano i primi viaggi del pontificato
Secondo il Segretario di Stato Pietro Parolin, un viaggio di Leone XIV a Kiev è ancora “prematuro”, ma l’invito ufficiale è stato già inoltrato. Nel frattempo, si fa sempre più concreta la possibilità che il primo viaggio apostolico del nuovo Papa sia a Nicea, città simbolica della cristianità orientale.
La pace al centro del pontificato: “Non vittime, ma vite da salvare”
Il messaggio di Leone XIV è chiaro: la sua visione di pace non è un silenzio imposto dopo il conflitto, ma un’opportunità per ricominciare, per “voltare pagina”. Ha parlato dei massacri di giovani vite, condannando chi “miete vittime” anziché “seminare speranza”. La pace, ha sottolineato, è un dono da riconquistare con coraggio, perdono e verità.
L’udienza giubilare tra riti orientali e messaggi forti
L’Aula Paolo VI si è colorata delle bandiere di popoli in fuga e in lotta: Ucraina, Libano, Iraq. Tra vesti liturgiche orientali e lingue antiche, Papa Leone ha invitato i pastori di rito latino a rispettare le identità dei fedeli orientali, spesso esiliati dalle guerre. “Sono parte della nostra famiglia – ha detto – e vanno ascoltati, non omologati”.
Sinner, Opus Dei e Giubileo: gli altri incontri della giornata
Nel suo fitto calendario, Leone XIV ha incontrato anche Jannik Sinner, che gli ha donato una racchetta da tennis. Con ironia, il Papa ha rifiutato l’invito a una partitella nei saloni vaticani: “Meglio di no, si rischia di rompere tutto”. Ha scherzato anche sull’abito bianco: “A Wimbledon, magari mi farebbero giocare”.
In agenda anche i colloqui con il cardinale Sean O’Malley, impegnato nella lotta contro gli abusi nella Chiesa, e con mons. Rino Fisichella, per confermare il programma del Giubileo 2025. Centrale infine il confronto con i vertici dell’Opus Dei, chiamati a proseguire nel percorso di riforma avviato da Papa Francesco.
Un pontefice di pace, che vuole far parlare i nemici
Leone XIV si presenta al mondo non solo come pastore, ma come costruttore di ponti. La sua disponibilità a usare il Vaticano come luogo neutrale di dialogo rappresenta una svolta diplomatica significativa, che potrebbe rilanciare il ruolo geopolitico della Santa Sede nel XXI secolo.
La messa d’inizio pontificato del 18 maggio promette quindi non solo un momento spirituale, ma anche un’occasione di confronto tra delegazioni e leader mondiali, in linea con la visione inclusiva e pacificatrice di un pontefice che ha già fatto capire quale sarà il cuore della sua missione: la pace tra i popoli, oltre le ideologie.










































