A partire dal 1° gennaio 2026, tutte le pensioni saranno rivalutate del +1,6% in base all’andamento dell’inflazione. L’obiettivo è mantenere stabile il potere d’acquisto dei pensionati adeguando gli importi percepiti ogni mese. La variazione stimata deriva dall’indice dei prezzi al consumo elaborato dall’Istat per le famiglie di operai e impiegati.
La perequazione automatica sarà applicata con percentuali diverse in base all’importo della pensione, secondo un meccanismo a scaglioni che favorisce maggiormente chi percepisce assegni più bassi.
A quanto ammonta il nuovo trattamento minimo
Nel 2025 il trattamento minimo era fissato a 603,40 euro mensili. Con la rivalutazione del +1,6%, nel 2026 salirà a 613,05 euro. A questo si aggiungerà un aumento straordinario dell’1,3% previsto dalla legge di Bilancio, portando l’importo finale a circa 621 euro mensili per i trattamenti minimi maggiorati.
Questo importo rappresenta la soglia minima garantita per legge ed è anche il punto di riferimento per determinare l’accesso ad altre prestazioni collegate al reddito, come gli assegni sociali o le integrazioni.
Tutte le nuove fasce di rivalutazione
Il meccanismo della rivalutazione non prevede un aumento uniforme, ma si basa su fasce progressive:
- 100% dell’1,6% per pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo (fino a circa 2.452 euro mensili);
- 90% per pensioni tra 4 e 5 volte il minimo (tra 2.452 e 3.065 euro): rivalutazione pari all’1,44%;
- 75% per pensioni superiori a 5 volte il minimo (oltre 3.065 euro): rivalutazione all’1,2%.
Il calcolo avviene per fasce e non sull’intero importo, il che significa che ogni quota di pensione viene rivalutata separatamente in base allo scaglione di appartenenza.
Gli aumenti delle prestazioni assistenziali
Anche altre prestazioni sociali verranno aggiornate nel 2026 in base all’indice inflattivo:
- Assegno sociale: da 443,95 euro a 451,05 euro;
- Assegni assistenziali: da 538,69 euro a 547,30 euro.
Questi importi, seppur più contenuti, seguono lo stesso principio di adeguamento per garantire maggiore equità a favore dei nuclei familiari in difficoltà economica.
Esempi pratici di aumento mensile
Ecco alcuni esempi di come la rivalutazione delle pensioni 2026 inciderà sugli importi netti:
- Pensione da 1.000 euro → +16 euro → nuovo importo: 1.016 euro/mese;
- Pensione da 1.500 euro → +24 euro → nuovo importo: 1.524 euro/mese;
- Pensione da 2.000 euro → +32 euro → nuovo importo: 2.032 euro/mese;
- Pensione da 2.500 euro (parziale rivalutazione) → aumento di circa 39,90 euro;
- Pensione da 2.800 euro → +44 euro circa;
- Pensione da 3.100 euro → incremento complessivo di circa 45 euro, distribuiti su più fasce.
Questi calcoli aiutano a comprendere quanto aumenteranno concretamente gli assegni nel corso del 2026. Le stime sono provvisorie ma forniscono un quadro realistico degli effetti della perequazione.
Alla fine chi ci guadagna davvero
Grazie al meccanismo della perequazione, le pensioni più basse riceveranno un aumento pieno, mentre gli assegni più alti avranno comunque una rivalutazione ridotta ma garantita. Il trattamento minimo sale oltre i 613 euro, mentre con l’aumento straordinario si superano anche i 621 euro al mese.
I pensionati potranno così beneficiare di un incremento coerente con il tasso d’inflazione, anche se in misura differenziata in base alla fascia di reddito.









































