Tra le specie aliene invasive che minacciano l’equilibrio ecologico e agricolo in Italia, lo scarabeo giapponese (Popillia japonica) è oggi tra le più pericolose. Originario dell’Asia orientale, questo coleottero è ormai diffuso nel Nord Italia, in particolare in Lombardia e Piemonte, dove ha già causato ingenti danni a coltivazioni e aree verdi. Ma come si riconosce e cosa possiamo fare per contenerlo? Lo spiega l’ecologo Andrea Bonifazi, fondatore del progetto divulgativo “Scienze Naturali”.
Origine e diffusione della Popillia japonica
Il coleottero giapponese è arrivato in Italia attraverso le importazioni di piante ornamentali, prodotti agricoli e mezzi di trasporto internazionali, come navi e aerei. La prima segnalazione italiana risale al 2014, tra Lombardia e Piemonte, e oggi la sua presenza è confermata anche in Valle d’Aosta ed Emilia-Romagna.
Questa specie, altamente adattabile, espande il proprio areale di circa 10 chilometri all’anno e predilige ambienti caldi e umidi, elementi che ne facilitano la diffusione anche in vista dei cambiamenti climatici.
Come riconoscere il coleottero giapponese
Il Popillia japonica si distingue per alcune caratteristiche fisiche precise:
- Corpo verde metallizzato
- Elitre (ali rigide) brunastre che non coprono completamente l’addome
- Ciuffi di peli bianchi ai lati dell’addome
- Dimensioni: poco più di 1 cm di lunghezza
Questi elementi lo differenziano da altri coleotteri simili, ma per un occhio non esperto può risultare difficile distinguerlo senza indicazioni precise.
I danni provocati da adulti e larve
Lo scarabeo giapponese rappresenta una doppia minaccia:
- Le larve, presenti nel terreno, si nutrono delle radici delle graminacee, danneggiando prati, campi sportivi e pascoli
- Gli adulti divorano foglie, fiori e frutti di oltre 300 specie vegetali, lasciando le foglie scheletrizzate e compromettendo intere colture
Secondo Bonifazi, il coleottero è attivo soprattutto da giugno a settembre, e non rappresenta un rischio per l’uomo, ma il suo impatto economico ed ecologico è molto rilevante.
Un insetto senza predatori naturali
A rendere la situazione ancora più critica è il fatto che la Popillia japonica non ha predatori naturali in Italia. Alcuni animali la mangiano accidentalmente, ma non esiste ancora una regolazione biologica efficace. Questo rende la specie altamente invasiva, in grado di competere con altri insetti autoctoni e di distruggere habitat ecologici consolidati.
Le misure di contenimento e cosa fare
Le autorità regionali, come il Servizio Fitosanitario della Lombardia, stanno attuando piani di monitoraggio e contenimento. Tra le azioni principali:
- Installazione di trappole a feromoni, capaci di attirare grandi quantità di individui grazie al comportamento gregario della specie
- Controlli sui vettori di trasporto
- Mappatura dei focolai attivi
Bonifazi mette però in guardia contro il fai-da-te: trappole non autorizzate possono catturare anche altre specie innocue, causando un danno ecosistemico maggiore.
È possibile arginare la diffusione?
Secondo l’ecologo, arginare completamente la diffusione è difficile, ma con interventi mirati e costanti si può almeno controllare l’espansione della specie. In alcuni casi, la natura riesce a trovare un nuovo equilibrio biologico, ma i tempi potrebbero essere lunghi.










































