Ha ucciso la sua ex per un abbraccio negato, ora chiede il perdono del Papa. Alessio Tucci, 18 anni, reo confesso del femminicidio di Martina Carbonaro, ha scritto una lettera a Papa Leone XIV, affidandola a un sacerdote che presta servizio nei penitenziari. Nello scritto, il giovane detenuto chiede scusa per l’omicidio della ragazza di 14 anni e prega il Santo Padre di ricordarla nelle sue preghiere.
Una richiesta che ha scatenato la rabbia della madre della vittima, la quale ha espresso tutto il suo dolore e sdegno attraverso un duro messaggio sui social: “Spero, caro Papa, che non gli risponderete neanche. Niente perdono. Fine pena mai per il mostro”.
La madre di Martina: “Ha ucciso la mia vita”
Il grido di dolore della madre di Martina non lascia spazio all’interpretazione. “Ha ucciso la mia unica figlia, la mia vita”, ha scritto pubblicamente. “Nemmeno un serial killer avrebbe fatto ciò che ha fatto lui. Io sono una mamma distrutta, e voglio giustizia, non compassione per chi ha tolto la luce alla mia bambina.”
Le parole della donna hanno ricevuto decine di migliaia di condivisioni, diventando simbolo del rifiuto sociale verso ogni forma di sconto o pietà per i carnefici di femminicidio.
Continuano le indagini: sotto esame telefonini e tablet
Nel frattempo prosegue l’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord, che sta passando al vaglio i sette dispositivi elettronici sequestrati: tablet e smartphone appartenenti a Tucci, alla sua famiglia e alla vittima. Dopo la verifica dell’integrità dei supporti digitali, gli investigatori hanno avviato la copia forense dei dati, una fase delicata che potrebbe fornire ulteriori elementi per chiarire i dettagli del delitto.
L’analisi è stata affidata ai carabinieri della sezione Cyber Investigation di Napoli, mentre i genitori di Martina, rappresentati dall’avvocato Sergio Pisani, si sono avvalsi della consulenza dell’ingegnere Lorenzo Laurato, esperto in informatica forense.
L’accusa è omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere
Alessio Tucci resta detenuto con l’accusa di omicidio pluriaggravato, anche dalla crudeltà, e occultamento di cadavere. Un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica, alimentando il dibattito nazionale su femminicidi, giustizia e perdono.









































