Grave incidente in Trentino nella tarda mattinata del 1° gennaio 2026. Un base jumper sloveno di 39 anni ha perso la vita dopo essersi lanciato dalla parete di cima Capi, una delle mete più spettacolari e frequentate dagli amanti degli sport estremi tra la Val di Ledro e il lago di Garda.
Secondo le prime ricostruzioni, poco dopo il lancio l’uomo avrebbe perso il controllo della traiettoria, finendo per impattare violentemente contro la parte alta della parete. La vela si sarebbe poi impigliata tra due alberi a circa 600 metri di quota, lasciandolo sospeso nel vuoto.
L’allarme e l’intervento del Soccorso Alpino
L’allarme è stato lanciato intorno a mezzogiorno da alcuni testimoni che hanno notato la vela bloccata sulla parete rocciosa. La centrale unica di emergenza ha subito mobilitato l’elicottero del 118 e attivato le squadre del Soccorso Alpino e Speleologico delle stazioni di Riva del Garda e della Val di Ledro.
L’equipaggio dell’elicottero ha individuato la vela dall’alto e ha calato con il verricello un tecnico del Soccorso Alpino circa 60 metri più a monte del punto d’impatto, per evitare rischi causati dallo spostamento d’aria. Dopo aver attrezzato un ancoraggio, il soccorritore si è calato fino a raggiungere il base jumper.
Constatazione del decesso e operazioni di recupero
Una volta raggiunto l’uomo, purtroppo non c’era più nulla da fare: il medico presente non ha potuto che constatare il decesso. Dopo il via libera delle autorità, il corpo senza vita è stato messo in sicurezza insieme alla vela, e sono stati calati in parete altri due tecnici per completare le operazioni di recupero.
L’incidente riporta l’attenzione sulla pericolosità del base jumping, disciplina affascinante ma estremamente rischiosa, soprattutto in ambienti di alta montagna come quelli delle Dolomiti di Brenta.










































