Nuovo sviluppo nel caso dell’omicidio di Yara Gambirasio. Il Tribunale di Bergamo ha autorizzato, per la prima volta, la difesa di Massimo Giuseppe Bossetti ad accedere a tutti i profili genetici raccolti durante le indagini, compreso quello della vittima e degli oltre 25mila soggetti esaminati per identificare il cosiddetto Ignoto 1.
La decisione riguarda anche la visione delle fotografie in alta definizione degli indumenti indossati da Yara, trovata morta il 26 febbraio 2011 dopo essere scomparsa tre mesi prima da Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo.
Accesso concesso dopo sei anni dalla richiesta della difesa
Il provvedimento esecutivo – firmato il 17 giugno – dà attuazione a una decisione della Corte d’Assise risalente al novembre 2019, ma che non era mai stata eseguita. Gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che da anni chiedono la revisione del processo, potranno finalmente analizzare materiale finora mai visionato.
Tra i documenti concessi figurano:
- Copia del DVD con le foto ad alta risoluzione dei reperti analizzati dal Ris di Parma;
- Tutti i risultati delle analisi genetiche effettuate, anche in forma anonima, su qualsiasi supporto digitale o cartaceo;
- Gli elettroferogrammi, cioè la rappresentazione grafica delle sequenze di Dna analizzate.
Secondo il tribunale, questi materiali hanno “il carattere della potenziale novità della prova”, poiché non furono acquisiti nel fascicolo dibattimentale.
Focus su slip, leggings e giubbotto: la traccia genetica al centro delle verifiche
Il genetista Marzio Capra, nominato consulente dalla difesa (già perito anche nel caso Poggi), analizzerà gli indumenti chiave del caso, in particolare gli slip su cui fu trovata la traccia 31G20, considerata la prova regina contro Bossetti. La difesa punta a verificare l’autenticità e l’integrità della traccia genetica mista che contiene Dna della vittima e di Ignoto 1.
L’attenzione sarà alta anche su:
- I leggings che Yara indossava il giorno della scomparsa,
- Il giubbotto trovato nel campo di Chignolo d’Isola, dove venne ritrovato il corpo.
Gli avvocati ritengono che dallo studio dettagliato delle immagini e delle sequenze genetiche potrebbero emergere anomalie o elementi trascurati, tali da mettere in discussione l’esito del processo.
Il Dna mitocondriale e il “dubbio mai risolto”
Uno dei nodi centrali che la difesa di Bossetti intende sollevare riguarda la discordanza tra Dna nucleare e mitocondriale. Secondo gli avvocati, la condanna si basa solo sul Dna nucleare, mentre il Dna mitocondriale non corrisponde a quello dell’imputato.
“Su quel mezzo Dna – ha dichiarato l’avvocato Salvagni – è stato chiesto un atto di fede, visto che la difesa non ha mai potuto visionare i dati completi“, sottolineando come questa svolta potrebbe costituire un passo verso una possibile revisione del processo.
Bossetti, condannato all’ergastolo in via definitiva nel 2018, è attualmente detenuto nel carcere di Bollate. L’apertura dei fascicoli scientifici potrebbe ora riaccendere i riflettori su uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi decenni.









































