La tensione in Medio Oriente ha raggiunto un nuovo picco dopo l’attacco lanciato nella notte dagli Stati Uniti in collaborazione con Israele, contro tre dei più importanti siti nucleari iraniani: Fordow, Natanz e Isfahan.
L’intervento, che ha visto l’impiego di bombe bunker-buster e missili Tomahawk, è stato definito dal presidente americano Donald Trump una «missione perfettamente riuscita», ma ha provocato immediate ritorsioni da parte di Teheran, che ha risposto colpendo la città israeliana di Haifa.
Obiettivi nucleari colpiti con armi di ultima generazione
L’attacco ha avuto come obiettivo tre installazioni chiave del programma nucleare iraniano. A Fordow, centro sotterraneo altamente protetto, sono state sganciate bombe Gbu-57 Mop da bombardieri B-2, capaci di penetrare fino a 60 metri di cemento armato.
Per Natanz e Isfahan, rispettivamente siti per l’arricchimento e la conversione dell’uranio, gli Stati Uniti hanno utilizzato 30 missili Tomahawk lanciati da sottomarini in posizione nel Golfo Persico.
Nonostante l’entità dei bombardamenti, sia l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) che i media di Stato iraniani hanno confermato l’assenza di dispersione radioattiva, poiché le strutture erano già evacuate e i materiali sensibili rimossi.
La risposta di Teheran: missili su Israele
Poche ore dopo l’attacco, l’Iran ha lanciato missili balistici contro obiettivi civili e militari in Israele, in particolare nella città portuale di Haifa, dove si segnalano danni e vittime tra i civili. Le sirene d’allarme sono risuonate anche a Tel Aviv e Gerusalemme, segnalando il rischio di un nuovo fronte aperto.
Trump: «O pace, o sarà una tragedia per l’Iran»
Nel suo discorso alla nazione, Trump ha dichiarato: «L’obiettivo non è il cambio di regime, ma la neutralizzazione della minaccia nucleare. Se l’Iran reagirà, colpiremo ancora, con forza e precisione».
Il presidente ha voluto anche precisare che sono stati attivati canali diplomatici per chiarire la posizione americana, ma ha aggiunto che «la pace non è opzionale: sarà raggiunta, oppure sarà un disastro per Teheran».
Le reazioni internazionali: Onu e Russia in allerta
La reazione della comunità internazionale non si è fatta attendere. Il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres si è detto «gravemente preoccupato» e ha lanciato un appello alla moderazione per evitare «una guerra incontrollabile in Medio Oriente».
La Russia, alleata dell’Iran, ha condannato l’attacco e chiesto un immediato stop alle operazioni militari americane.
Dal canto suo, Israele ha rivendicato il successo strategico dell’azione. Il premier Benjamin Netanyahu ha ringraziato Trump, definendo l’intervento «una svolta storica» nella lotta al nucleare iraniano.
Tensioni sul petrolio e minaccia allo Stretto di Hormuz
Nei giorni precedenti all’attacco, i ribelli Houthi in Yemen, sostenuti da Teheran, avevano minacciato di riprendere gli attacchi alle navi occidentali nel Mar Rosso. Ora lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il trasporto del greggio, rischia un blocco navale, con possibili ripercussioni drammatiche sui mercati energetici mondiali.
I prezzi del petrolio sono già saliti dell’11% nell’ultima settimana, segnale che il conflitto potrebbe avere effetti globali a lungo termine.









































