La terra ha tremato nuovamente con forza nel continente asiatico. Alle 11:06 italiane (15:06 ora locale) un terremoto di magnitudo 6.2 è stato registrato nella provincia del Qinghai, nella Cina centro-occidentale. Secondo le rilevazioni sismiche, il sisma ha avuto un ipocentro molto superficiale, localizzato a circa 9 chilometri di profondità.
La limitata profondità dell’evento aumenta generalmente la percezione delle scosse in superficie e può contribuire a intensificare gli effetti del movimento tellurico nelle aree prossime all’epicentro.
Perché questa zona è tra le più sismiche dell’Asia
L’area interessata dal terremoto si trova all’interno dell’ampio altopiano tibetano, una delle regioni geologicamente più attive del pianeta. Qui avviene da milioni di anni il continuo scontro tra la placca indiana e la placca eurasiatica, un processo che ha dato origine alla catena dell’Himalaya e continua ancora oggi.
La pressione esercitata dalla placca indiana verso nord provoca una costante deformazione della crosta terrestre, favorendo la formazione di numerose faglie attive. L’energia accumulata lungo queste strutture geologiche viene periodicamente rilasciata attraverso eventi sismici anche molto intensi.
Gli esperti evidenziano come la presenza di faglie rappresenti una chiara testimonianza della forte compressione che interessa l’intera regione, rendendola particolarmente vulnerabile ai terremoti.
Monitoraggio costante dopo il sisma
Il nuovo terremoto magnitudo 6.2 conferma l’elevata attività sismica della regione e mantiene alta l’attenzione delle autorità e dei centri di monitoraggio geologico. La continua interazione tra le placche tettoniche responsabili della formazione dell’altopiano tibetano rende infatti quest’area una delle più esposte al rischio sismico a livello mondiale.





































