L’Unione europea ha fatto un passo indietro sullo stop alle caldaie a gas inizialmente previsto per il 2029. Nella nuova bozza del regolamento, pubblicata dalla Commissione europea, è stata rimossa la norma che avrebbe impedito la produzione e la vendita di caldaie alimentate a gas. La revisione, ancora in fase di consultazione pubblica, cambia radicalmente il calendario delle politiche ambientali nel settore del riscaldamento.
Nessun divieto dal 2029: cambia il regolamento
Secondo il testo aggiornato, le nuove regole Ue sulle caldaie a gas entreranno in vigore solo dal 2028, ma con standard di efficienza energetica meno stringenti. Questo significa che sul mercato resteranno anche i modelli attuali, comprese le caldaie a condensazione e alcune versioni tradizionali. Il regolamento prevede inoltre un contratto “no-find, no-fee”, con l’obiettivo di incentivare la transizione senza imporre obblighi immediati.
Il divieto slitta al 2040, ma senza vincoli obbligatori
L’eliminazione graduale delle caldaie a gas non è stata cancellata del tutto, ma semplicemente rimandata. La nuova scadenza indicativa è il 2040, all’interno della direttiva Case Green (EPBD). Spetterà ai singoli Stati membri decidere come e quando intervenire per limitare o vietare l’uso di tecnologie a combustibili fossili nelle abitazioni. La norma non prevede obblighi immediati per i cittadini, ma pone un orizzonte temporale più lontano per la transizione.
Cosa cambia per i consumatori
La nuova bozza europea chiarisce che non sarà obbligatorio sostituire le caldaie già installate. Il divieto riguarda esclusivamente la produzione e la vendita di nuovi modelli, ma, con gli standard attuali riformulati, non ci sarà nessuna interruzione nella disponibilità sul mercato almeno fino al 2040. Inoltre, sono già scomparsi in diversi Paesi – Italia compresa – i bonus per l’acquisto di caldaie a gas, sostituiti da incentivi per soluzioni più ecologiche come le pompe di calore.
Il segnale politico: rallenta la transizione ecologica
Questa modifica normativa si inserisce in un contesto più ampio di rallentamento delle politiche climatiche da parte dell’Unione europea. Dopo le elezioni europee, molte iniziative ambientali – tra cui la direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici – hanno perso priorità politica. La nuova Commissione sembra puntare su una transizione più graduale, delegando molte decisioni ai governi nazionali e cercando di evitare impatti economici e sociali troppo bruschi.









































