Con l’approvazione definitiva da parte della Camera, il decreto legge sulla cittadinanza è diventato legge dello Stato. Il provvedimento ha ricevuto 137 voti favorevoli, 83 contrari e 2 astensioni, segnando un cambio radicale nella normativa sullo ius sanguinis, ovvero il diritto alla cittadinanza per discendenza.
Addio al diritto automatico per i discendenti di italiani
La misura prevede una limite alla trasmissione automatica della cittadinanza italiana, che sarà concessa solo fino alla seconda generazione: da ora in avanti potranno essere riconosciuti come cittadini italiani solo i figli o i nipoti di italiani, e solo se uno di essi possiede (o possedeva) esclusivamente la cittadinanza italiana.
L’effetto retroattivo
Una delle novità più controverse è l’effetto retroattivo della legge. Viene stabilito che chi è nato all’estero prima dell’entrata in vigore della legge e non possiede solo la cittadinanza italiana, sarà considerato non aver mai acquisito la cittadinanza. Un’esclusione che colpisce duramente milioni di oriundi, soprattutto in America Latina.
Resta salva solo una finestra temporale
Le domande già presentate entro il 27 marzo 2025, corredate di documentazione e con appuntamento fissato, continueranno a essere valutate secondo la normativa precedente. Tutte le nuove richieste saranno invece sottoposte ai nuovi criteri.
Una deroga solo per i figli minori
Durante il passaggio parlamentare, è stato inserito un correttivo per i minori: i figli di cittadini italiani all’estero potranno comunque ottenere la cittadinanza se la richiesta viene presentata entro un anno dalla nascita, oppure entro il 31 maggio 2026 se già minorenni al momento dell’entrata in vigore del decreto. Tuttavia, questi nuovi cittadini non potranno a loro volta trasmettere automaticamente la cittadinanza, a meno che non soddisfino gli altri requisiti previsti dalla legge.
Un permesso di soggiorno per chi resta escluso
Per gli oriundi esclusi dal nuovo ius sanguinis, è stata introdotta una possibilità alternativa: un permesso di soggiorno per lavoro subordinato, riservato ai discendenti di italiani residenti in Paesi storicamente legati all’emigrazione italiana. Dopo due anni di residenza in Italia, sarà possibile richiedere la cittadinanza.
Riapertura per chi ha perso la cittadinanza
Infine, il decreto apre una finestra per il riacquisto della cittadinanza per chi l’ha persa a seguito della naturalizzazione in altri Paesi. La richiesta potrà essere inoltrata tra il 1° luglio 2025 e il 31 dicembre 2027, con un costo di 250 euro.
In sintesi, le principali novità introdotte dalla legge sono:
- Cittadinanza automatica limitata a due generazioni
- Esclusività della cittadinanza italiana come requisito
- Effetto retroattivo per chi è nato all’estero
- Eccezioni per minorenni, ma senza trasmissione futura
- Percorso alternativo per gli oriundi con permesso di soggiorno
- Riapertura temporanea per il riacquisto della cittadinanza









































