È morto all’ospedale Umberto I il 66enne rimasto intrappolato sotto le macerie della Torre dei Conti, nel centro storico di Roma. L’operaio, di origini romene, era stato estratto in condizioni critiche dopo oltre 11 ore di soccorsi estremamente complessi, ostacolati da un secondo cedimento verificatosi durante le operazioni di salvataggio.
Il decesso è stato constatato poco dopo la mezzanotte, nonostante i prolungati tentativi di rianimazione. L’uomo si trovava in un vano di cemento e ferro, bloccato all’interno della struttura crollata. Le sue ultime parole ai soccorritori, registrate durante le fasi concitate del salvataggio, testimoniano la gravità della situazione.
Due crolli e un sospetto: errore nel consolidamento del solaio
Secondo le prime ricostruzioni tecniche, la Torre dei Conti avrebbe subito due crolli consecutivi: il primo alle 11:20, il secondo alle 12:50. Le indagini della Procura di Roma — inizialmente aperte per lesioni e disastro colposi, ora trasformate in omicidio colposo — si concentrano su un presunto errore nelle lavorazioni preliminari.
In particolare, l’attenzione è puntata su un possibile “scollegamento” del solaio, ovvero la rimozione delle puntellature che ne garantivano la stabilità. L’intervento sarebbe stato eseguito per consentire l’installazione di un ascensore interno e uno esterno, nell’ambito dei lavori di riconversione della torre in spazio espositivo e sala conferenze.
I rilievi della procura e la mancata vigilanza
La prima informativa dei carabinieri è stata consegnata alla Procura di Roma. I testimoni sopravvissuti hanno riferito di un boato improvviso, seguito da una nuvola di polvere e calcinacci che ha impedito ogni visibilità. Un secondo operaio è stato ricoverato con trauma cranico, ma non è in pericolo di vita.
La Torre dei Conti doveva diventare un polo culturale
Il monumento storico era chiuso dal 2007 e doveva essere riaperto nel 2026 come polo museale e sede di mostre temporanee. Ma i documenti tecnici comunali descrivevano una situazione già compromessa: infiltrazioni, distacchi di materiali, pareti ammalorate e controsoffitti crollati all’interno.
Le radici della vegetazione che si erano fatte strada tra le pietre della torre avevano contribuito al progressivo indebolimento delle strutture. Nella relazione del Campidoglio si parlava di “diffusi fenomeni di decoesione” che necessitavano interventi urgenti e mirati, poi arrivati fuori tempo massimo.









































