Fabrizio Corona torna a far discutere, ma stavolta lo fa davanti alla Procura di Pavia, nel cuore di una delle inchieste più complesse della cronaca nera italiana: quella sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco nel 2007. Nel giorno previsto per l’interrogatorio incrociato di Andrea Sempio e Alberto Stasi, Corona ha espresso pubblicamente la sua versione dei fatti.
«Il vero colpevole non è Stasi. Le persone coinvolte sono più di quattro. E il procuratore Fabio Napoleone ha in mano da anni prove concrete, ma non può utilizzarle», ha affermato Corona, aggiungendo che Sempio sarebbe stato sotto indagine per sei anni senza che i risultati emergessero.
Il ruolo del supertestimone e le indagini parallele
L’ex paparazzo ha parlato anche dell’esistenza di un supertestimone, che avrebbe cercato di raccontare la verità alla famiglia Poggi senza però essere ascoltato. «La famiglia non ha voluto riceverlo, ma lui sosteneva con decisione che Stasi non è l’assassino», ha dichiarato.
Corona ha poi tirato in ballo l’avvocato Gian Luigi Tizzoni e il legale Paolo De Rensis, indicando che sarebbero state condotte investigazioni parallele e non ufficiali. «Dopo tre anni di indagini personali, hanno scoperto chi sono i veri responsabili del delitto. E non sono pochi. Parliamo di più di quattro persone coinvolte, supportate da prove oggettive», ha aggiunto.
Il mancato interrogatorio di Sempio e il sopralluogo di Corona
Il giorno dell’interrogatorio, Andrea Sempio non si è presentato in Procura. I suoi legali hanno parlato di un errore procedurale nell’invito a comparire. In seguito, Corona ha cercato di raggiungerlo direttamente presso la sua abitazione. Non lo ha trovato: secondo quanto riferito da una vicina, Sempio non sarebbe in casa da giorni.
Un caso ancora avvolto dai dubbi
A quasi due decenni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua ad alimentare sospetti, teorie alternative e nuovi sviluppi. Le parole di Fabrizio Corona aggiungono un altro capitolo controverso alla vicenda, riportando l’attenzione su un’indagine mai del tutto chiusa.
«Non cerco pubblicità, non ne ho bisogno – ha concluso – ma questa verità deve venire fuori. Il momento è adesso».








































