Un ginecologo australiano è finito al centro di una vasta inchiesta dopo che circa 100 pazienti lo hanno accusato di aver eseguito isterectomie e rimozioni delle ovaie senza un’adeguata motivazione medica. Il medico, che operava in una grande città australiana ed è ora in pensione, avrebbe diagnosticato casi di endometriosi grave non supportati – secondo le denunce – da sufficienti riscontri clinici.
Le segnalazioni, inizialmente raccolte da un’emittente pubblica nazionale, sono poi confluite in un’indagine della magistratura. Il caso ha suscitato forte indignazione nell’opinione pubblica e acceso un dibattito sulla sicurezza delle pazienti.
Le testimonianze delle pazienti
Negli ultimi cinque anni sarebbero arrivate numerose segnalazioni all’ente australiano di regolamentazione dei professionisti sanitari. Molte donne hanno riferito di aver sofferto per lungo tempo dopo gli interventi chirurgici, effettuati in una nota struttura ospedaliera privata.
Una paziente ha denunciato la rimozione di utero e ovaie in laparoscopia pur non presentando segni evidenti della patologia diagnosticata. Altre hanno raccontato di essersi svegliate dall’anestesia con dolori intensissimi, descritti come “scosse elettriche in tutto il corpo”, e con conseguenze fisiche e psicologiche durate anni.
Alcune di loro avevano già presentato esposti formali all’autorità competente nel 2024, ma sarebbero state informate che le segnalazioni non sarebbero state prese in carico.
La difesa e le polemiche
Il medico ha negato ogni accusa, sostenendo di aver sempre agito sulla base di valutazioni cliniche approfondite e nell’interesse delle pazienti.
La vicenda ha provocato una dura reazione politica: da parte delle istituzioni locali è stato sottolineato che l’asportazione di organi senza necessità clinica rappresenta un reato grave.
Sotto accusa anche l’ente regolatore, criticato per non aver adottato tempestivamente provvedimenti nonostante le ripetute segnalazioni.
Sicurezza sanitaria e consenso informato al centro del dibattito
Il caso riporta l’attenzione sul tema della tutela delle pazienti, del consenso informato e della responsabilità medica, soprattutto in relazione a patologie complesse come l’endometriosi.
Le indagini sono in corso e potrebbero aprire nuovi scenari giudiziari.









































