Concedere tre giorni di congedo retribuito per la morte del proprio cane o gatto: è questa l’innovativa proposta presentata alla Camera dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Devis Dori. L’iniziativa punta a colmare un vuoto normativo che oggi costringe molti lavoratori a ricorrere a ferie o permessi non retribuiti in momenti di forte dolore emotivo.
Un diritto per milioni di italiani
Nel nostro Paese, oltre la metà delle famiglie vive con un animale domestico, e per moltissimi cittadini cani e gatti rappresentano ben più di semplici compagni: sono veri e propri membri della famiglia. Tuttavia, a livello lavorativo, nessuna tutela formale è attualmente prevista per chi deve affrontare una malattia grave o la perdita del proprio animale.
La proposta di legge di Dori prevede due misure principali:
- Un congedo retribuito di tre giorni in caso di decesso del proprio animale d’affezione;
- Fino a otto ore di permesso retribuito per motivi sanitari legati alla cura dell’animale.
Entrambe le disposizioni si integrerebbero nella legge 53 del 2000, che già contempla permessi per motivi familiari e personali.
Un’idea nata dal dialogo con i cittadini
L’iniziativa nasce, spiega Dori, «dal confronto diretto con tante persone che vivono quotidianamente accanto ai propri animali». Il testo è stato redatto con il supporto della LAV (Lega Anti Vivisezione) e ha come obiettivo non solo il riconoscimento affettivo, ma anche l’equità nei diritti dei lavoratori, indipendentemente dal tipo di legame familiare coinvolto.
Il ruolo dello Stato e delle aziende
In assenza di una normativa nazionale, alcune aziende italiane hanno già previsto autonomamente permessi speciali per i dipendenti che perdono un animale. Tuttavia, secondo Dori, non si può lasciare una questione tanto sentita alla sola discrezionalità dei datori di lavoro: «È lo Stato che deve farsi carico di questa esigenza e mediare tra le parti».
Il parlamentare sottolinea come l’approvazione della legge rappresenterebbe un salto culturale, portando l’Italia a distinguersi a livello internazionale: ad oggi solo Cile e Colombia hanno introdotto misure simili.
Chi ne avrebbe diritto
La misura, nella sua formulazione attuale, è destinata esclusivamente a chi possiede cani e gatti microchippati e registrati nella Banca Dati Nazionale (SINAC). Tuttavia, l’estensione ad altri animali d’affezione non è esclusa in futuro.
Prospettive di approvazione
L’iter parlamentare potrebbe incontrare ostacoli legati al calendario legislativo e alle coperture economiche. Dori ha già annunciato l’intenzione di inserire la norma nella prossima Legge di Bilancio, nel caso non venga calendarizzata entro la fine della legislatura.
Quanto al sostegno da parte della maggioranza, il deputato è fiducioso: «Gli animali d’affezione uniscono, non dividono. È il momento di superare le differenze politiche per dare una risposta concreta a milioni di italiani».
Se approvata, questa legge sancirebbe un riconoscimento formale e umano del legame profondo tra persone e animali domestici, segnando un punto di svolta per il diritto al lutto e al rispetto emotivo nella vita lavorativa.







































