Israele ha accettato le condizioni per una tregua di 60 giorni nella Striscia di Gaza, e ora la palla passa ad Hamas. L’annuncio arriva direttamente da Donald Trump, che, attraverso un post sul suo social Truth, lancia un messaggio chiaro: “Spero che Hamas accetti, altrimenti la situazione può solo peggiorare”.
Il presidente americano ha confermato che i suoi rappresentanti hanno tenuto un “lungo e produttivo incontro con gli israeliani”, dopo il quale Israele ha dato il via libera al cessate il fuoco. L’accordo, spiega Trump, verrà ora presentato ad Hamas dai mediatori del Qatar e dell’Egitto, già impegnati da settimane nei negoziati.
Ultimatum per Hamas e pressing per la pace
“Il 50% del lavoro è fatto”, ha scritto Trump, riferendosi al sostegno di Israele. L’altra metà dipende ora dalla risposta del gruppo palestinese. Un passaggio chiave, considerando la drammatica situazione umanitaria a Gaza, dove si contano decine di vittime e la sorte di 50 ostaggi resta incerta.
Il tycoon ha anche lanciato un avvertimento: “Se Hamas non accetta, la situazione peggiorerà ulteriormente”. Un tono che sa di ultimatum, nel pieno di un’escalation militare ancora in corso.
Raid e tensioni, ma spiragli di diplomazia
Nel frattempo, gli attacchi aerei israeliani sulla Striscia non si fermano. Secondo l’ospedale Nasser di Khan Younis, almeno 37 persone hanno perso la vita nella zona meridionale, mentre Al Jazeera riporta 39 morti e numerosi feriti nel bombardamento di un internet cafè sulla costa nord. Tra le vittime ci sarebbe anche Ismail Abu Hatab, noto fotogiornalista palestinese.
L’annuncio della tregua arriva dopo un incontro a Washington tra il ministro israeliano per gli Affari Strategici Ron Dermer e diversi funzionari americani, tra cui il vicepresidente J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff.
Pressione internazionale e critiche sulla GHF
Mentre cresce la pressione diplomatica, oltre 150 organizzazioni umanitarie – tra cui Oxfam, Save the Children e Amnesty International – hanno chiesto lo smantellamento della Gaza Humanitarian Foundation (GHF), sostenuta da Stati Uniti e Israele, definendola inefficace e politicizzata.







































