Da lunedì 1° settembre 2025 entra in vigore il limite massimo del 5% sulle commissioni applicate ai buoni pasto, una misura destinata a modificare gli equilibri economici tra esercenti, aziende emettitrici e imprese che distribuiscono i ticket ai propri dipendenti. La soglia, già operativa per i dipendenti pubblici, si estende ora anche al settore privato, coinvolgendo circa 2,8 milioni di lavoratori.
Il valore dei buoni pasto, tuttavia, resterà invariato per i lavoratori: il taglio delle commissioni inciderà esclusivamente sui rapporti tra le parti economiche coinvolte. L’obiettivo del provvedimento è quello di alleggerire il peso delle commissioni sugli esercenti, che in alcuni casi arrivavano a versare anche il 20% del valore del ticket alle società emettitrici.
Perché la riforma è stata introdotta
Il tetto al 5% è stato previsto dalla legge sulla concorrenza del governo Meloni come risposta alle richieste di maggiore equità da parte dei commercianti. Le commissioni elevate, infatti, rappresentavano un costo non trascurabile per bar, ristoranti e supermercati, che spesso rinunciavano ad accettare i ticket o ne limitavano l’uso.
Il provvedimento impone ora a tutte le aziende di adeguarsi entro il 31 agosto, data ultima per aggiornare i contratti in essere. Tutti i nuovi contratti firmati dopo l’entrata in vigore della norma hanno già dovuto rispettare il limite. I buoni pasto emessi prima di tale termine, con commissioni superiori, resteranno validi solo fino al 31 dicembre 2025.
Gli effetti per aziende e lavoratori
Per chi riceve i buoni pasto, non cambia nulla in termini pratici: il valore medio dei ticket rimane attorno a 6,75 euro, con un limite di 8 euro per i buoni digitali esentasse. I ticket continueranno a essere spendibili con le stesse modalità.
A subire le principali conseguenze economiche saranno le aziende che emettono i buoni pasto, rappresentate da Anseb, l’associazione di categoria. Secondo l’organizzazione, la riduzione delle commissioni ridurrà i margini di guadagno, costringendo probabilmente le società a ritoccare al rialzo i costi dei pacchetti di buoni venduti alle imprese clienti.
A rischio il welfare aziendale?
Anseb ha lanciato l’allarme su un possibile effetto domino: se le aziende saranno costrette a pagare di più per acquistare i buoni pasto, potrebbero rivedere le proprie politiche di welfare aziendale, riducendo altri benefit o abbassando il valore dei ticket stessi. Al momento, però, si tratta di ipotesi speculative, poiché ogni azienda potrà decidere autonomamente come reagire alla nuova situazione. All’opposto, i commercianti accolgono con favore il provvedimento.








































