Il Ministero della Salute ha diffuso un nuovo avviso di richiamo alimentare, che riguarda un lotto di sardine del Mar Ligure distribuite dall’azienda Antonio Verrini. L’allerta è stata pubblicata il 25 giugno 2025, ma fa riferimento a un provvedimento risalente al 19 giugno, con una settimana di ritardo rispetto alla data effettiva del richiamo.
Il motivo della segnalazione? La presenza di livelli di istamina superiori alla soglia prevista dalla normativa, un dato che può rappresentare un rischio concreto per la salute del consumatore.
Dettagli del prodotto richiamato
Il lotto coinvolto nel richiamo è identificato con il codice S1206250572. Le sardine sono distribuite in confezioni a peso variabile ma non è stato specificato se il prodotto sia fresco o surgelato, un’informazione che complica ulteriormente l’individuazione da parte dei consumatori.
Il pesce è stato pescato dall’Impresa di Pesca M/P Roby e successivamente confezionato dalla Società Cooperativa Pescatori Imperia nello stabilimento situato in via Giuseppe Rossi 5, a Quiliano (Savona).
Rischi per la salute e cosa fare
L’istamina è una sostanza naturalmente presente in alcuni alimenti, ma quando supera i limiti stabiliti dalla legge può causare reazioni tossiche, note come sindrome sgombroide. I sintomi possono includere:
- Rossori improvvisi,
- Mal di testa,
- Nausea o vomito,
- Disturbi gastrointestinali,
- In alcuni casi, difficoltà respiratorie o sintomi simili a un’allergia.
Per questo motivo, non bisogna consumare il prodotto segnalato. Chi ha acquistato sardine del lotto S1206250572, anche se conservate in freezer, deve restituirle immediatamente al punto vendita per ottenere il rimborso.
Controlli e prevenzione: la sicurezza alimentare parte dai dettagli
Questo richiamo sottolinea l’importanza di verificare sempre le etichette dei prodotti ittici e di consultare regolarmente il sito del Ministero della Salute, nella sezione dedicata ai richiami alimentari. La tempestività dell’informazione è fondamentale per evitare rischi, ma in questo caso la comunicazione in ritardo di una settimana rappresenta un campanello d’allarme per la gestione delle emergenze alimentari.
In attesa di aggiornamenti ufficiali, la raccomandazione resta quella di controllare la confezione e, in caso di dubbio, evitare il consumo del prodotto.









































