È stato definito il blitz antidroga più sanguinoso nella storia di Rio de Janeiro. In un’operazione condotta nelle favelas del Complexo da Penha e del Complexo do Alemão, almeno 132 persone sono state uccise dalle forze di polizia. L’intervento si è svolto nella zona nord della metropoli brasiliana, a pochi chilometri dall’aeroporto internazionale, ed è stato condotto con l’impiego di 32 veicoli blindati e 12 demolitori.
Obiettivo dell’azione era colpire duramente una delle principali organizzazioni criminali attive nel narcotraffico, che secondo le autorità avrebbe opposto una violenta resistenza. Tuttavia, il numero elevatissimo di vittime ha sollevato gravi preoccupazioni a livello nazionale e internazionale.
Armi sequestrate e scontri a fuoco tra le strade
Nel corso dell’operazione, la polizia ha dichiarato di aver sequestrato 93 fucili e oltre mezza tonnellata di droga. Secondo la versione ufficiale, tutti i morti sarebbero stati coinvolti direttamente nei combattimenti, ma numerose testimonianze locali e organizzazioni umanitarie parlano di civili colpiti durante l’intervento.
Le immagini diffuse dai media locali mostrano scene drammatiche: autobus incendiati usati come barricate, droni impiegati per attacchi e residenti terrorizzati. Gli scontri hanno coinvolto un’area densamente popolata, con oltre 280.000 persone presenti nelle zone interessate.
Le autorità difendono l’intervento: “Non criminalità comune, ma narco-terrorismo”
Il governatore dello Stato ha descritto l’operazione come “una giornata storica” nella lotta alla criminalità, sottolineando che si trattava di una risposta a una minaccia paragonabile al terrorismo. Il blitz sarebbe stato pianificato da oltre due mesi, sulla base di indagini approfondite.
Durante l’assalto, quattro agenti sono rimasti uccisi, e tra i fermati figura un presunto dirigente dell’organizzazione criminale. Le autorità continuano a sostenere la legittimità dell’azione, nonostante le crescenti critiche.
Il contesto: una città sotto i riflettori internazionali
Il massacro avviene in un momento di grande visibilità per la città, che si prepara a ospitare due eventi internazionali di rilievo: il C40 World Mayors Summit e la cerimonia dell’Earthshot Prize, prevista per il 5 novembre. Entrambi gli appuntamenti porteranno a Rio de Janeiro delegazioni da tutto il mondo, aumentando l’attenzione mediatica sulla sicurezza e la gestione del territorio.
Un’organizzazione criminale con radici storiche
Nata alla fine degli anni ’70 all’interno di un carcere, l’organizzazione colpita dalla maxi-operazione è oggi una delle più potenti del Brasile. Da semplice alleanza tra detenuti, si è trasformata in un cartello mafioso specializzato in traffico di droga, armi ed estorsioni, presente in numerose favelas del Paese.
Negli ultimi anni ha riacquisito il controllo di vaste aree urbane, entrando in rotta di collisione continua con la polizia e gruppi rivali, in un conflitto che sembra non conoscere tregua.









































