Una violenta scossa di terremoto di magnitudo 7.4 ha colpito il Cile meridionale, generando attimi di panico in tutta la regione di Magallanes e persino nella vicina Argentina, dove sono scattate evacuazioni precauzionali. L’epicentro è stato localizzato in mare, a oltre 200 chilometri da Puerto Williams, in una zona ad altissima sismicità.
L’ordine di evacuazione e la svolta inaspettata
Poche ore dopo il sisma, le autorità cilene avevano lanciato un ordine immediato di evacuazione delle coste per rischio tsunami. Ma proprio quando la tensione era al massimo, è arrivata la comunicazione ufficiale: allerta revocata e attività ripristinate, ad eccezione di quelle lungo il litorale.
«L’evacuazione è terminata. La popolazione può tornare alle proprie attività», ha annunciato Juan Carlos Andrade del servizio emergenze cileno.
Scosse di assestamento e timori per nuovi eventi
Nonostante la revoca dell’allarme, la terra ha continuato a tremare. Sono state registrate almeno 17 scosse di assestamento, alcune con magnitudo superiore a 5.5, secondo i dati del U.S. Geological Survey. Gli esperti avvertono: in una zona così attiva dal punto di vista geologico, il rischio non si esaurisce con una sola scossa.
L’ombra del terremoto del 1960
Il sud del Cile non è nuovo a eventi sismici estremi. Proprio qui, nel 1960, si verificò il terremoto più potente mai registrato, con magnitudo 9.4 a Valdivia, che provocò un devastante tsunami intercontinentale. La zona è ancora oggi considerata una delle più pericolose al mondo per attività sismica.
Allerta anche per i cittadini italiani
La Farnesina ha confermato che l’Ambasciata italiana a Santiago è attiva e monitora la situazione. I connazionali sono invitati a segnalare la propria presenza sul portale DoveSiamoNelMondo.it e a seguire le indicazioni delle autorità locali.









































